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  • Cos’è il teatro?! La lezione di un genio. Con DVD di: Bene Carmelo; Maenza R. (cur.)

    Il ciclo di lezioni sul teatro che Carmelo Bene ha tenuto nel 1990 al Palazzo delle Esposizioni di Roma costituisce un esempio della sua modalità di approccio all’analisi. La domanda che segna la direzione di queste lezioni, di quello che Carmelo definisce un “raccontare tra sé e sé”, è: “Che cos’è il teatro?!”. La ricerca non si struttura attraverso un’analisi cronologica della storia del teatro, che sarebbe “imbecille” e misera, come tutto ciò che è passibile di diventare storia, ma parte dal riconoscere la confusione che da sempre si è fatta tra teatro e spettacolo. Come sostiene CB, mentre lo spettacolo è riscontrabile ovunque, in TV, dal fornaio, a Palazzo Chigi, il teatro non si è mai visto davvero. Il termine teatro può essere utilizzato propriamente, dunque, solo per definire lo spazio architettonico all’interno del quale si presenta una messa in scena. Essendo il teatro, infatti, essenzialmente un togliersi dalla scena, un farsi vuoto ed essere parlati, un essere osceni in senso etimologico. Lo spirito provocatore di Carmelo non risparmia di certo, in queste riflessioni, critiche a chi nella vita si comporta in maniera poco onesta: Bene getta fango sui critici e sui registi che definisce “talentati nei capelli”, non trascurando note di demerito nei confronti di chi ha pensato un teatro che fosse testo e movimento, rimanendo ancorato alle categorie aristoteliche di luogo, spazio e azione.

  • Piccola guida di ortografia di: Migliorini B – Folena G

    Ci sono tante guide all’ortografia, perché il pubblico cerca spesso soccorso nell’uso della lingua italiana: lingua amica, ma anche piena di trappole e tranelli. Tuttavia non esiste una guida che possa fregiarsi di due nomi più illustri di questi: il grande Bruno Migliorini, fondatore della “Storia della lingua italiana” quale disciplina universitaria, e il suo allievo Gianfranco Folena (in seguito a sua volta maestro, e professore ordinario a Padova). Due grandi studiosi, uno più anziano e uno più giovane, alleati nell’allestire un libretto rivolto al largo pubblico, ma concepito con rigore impeccabile. Quest’opera, che con gli anni non ha perso né freschezza né utilità, fu pubblicata dall’Ufficio stampa dell’Olivetti nel 1954, ed ebbe meritata fortuna e più ristampe. L’Italia era leader nella produzione di macchine per scrivere e la nostra industria era invidiata in tutto il mondo. Niente di strano quindi che un’azienda così all’avanguardia in quell’epoca si desse da fare per procurare le buone regole della scrittura. Si può star certi che anche oggi, nell’età dei computer e dei tablet, quelle regole funzionano assai bene.

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    La fattoria dei malfattori di: Paasilinna Arto

    Jalmari Jyllänketo, ispettore capo dei servizi segreti finlandesi, è inviato nel cuore della Lapponia con una missione speciale: scoprire cosa si nasconde dietro la Palude delle Renne, un vecchio kolchoz ora trasformato in una fiorente azienda agricola biologica. Corre voce che la proprietaria Ilona Kärmeskallio, eroica paladina dell’ecosostenibile, abbia ucciso il marito con le proprie mani e commesso le peggiori atrocità. Vestiti i panni di ispettore bio, l’agente segreto s’infiltra con piacere in questo paradiso salutista, che con funamboliche tecniche agrarie ricava dalla terra artica le migliori erbe aromatiche d’Europa e dove perfino la vecchia miniera di ferro scavata nelle viscere della montagna è stata convertita in un’avanguardistica fungaia. Non c’è che dire, la Palude delle Renne merita il più esclusivo bollino bio. Ma proprio nella fungaia c’è qualcosa che non torna: perché è sormontata da una torretta di guardia, avvolta da un silenzio spettrale e chiusa da un portone di acciaio? Da dove vengono le urla che Jalmari ha sentito nel suo labirinto di gallerie sotterranee? E cosa ci fanno a zappare la terra del kolchoz un noto parlamentare, un teppista nazi e il vescovo Röpelinen? Con la sua fantasia senza confini e il suo humour senza filtri, Arto Paasilinna torna a puntare la lente sulle più scomode domande aperte della società.

  • L’allegra apocalisse di: Paasilinna Arto

    La Terra non ci sopporta più. E basta un’enorme sbronza collettiva a New York per i festeggiamenti del nuovo Millennio e uno sciopero dei netturbini di Manhattan a scatenare una disastrosa catastrofe ecologica. Ah, mondo infame! Sarà arrivata l’Apocalisse? Parigi è finita sotto sei metri d’acqua e i pesci si aggirano per le strade e i caffè di Montparnasse, a San Pietroburgo esplode una centrale nucleare, nel mondo stravolto si scatena la Terza guerra mondiale, mancano le fonti di energia e l’economia globale è crollata. Ma in mezzo ai boschi del Kainuu, nella Finlandia centrale, Asser Toropainen, un vecchio comunista “grande bruciachiese”, in punto di morte ha destinato tutti i suoi beni per costruire un tempio. E tutt’attorno quest’improbabile santuario è cresciuta una comunità silvestre di gente laboriosa e gaudente che vive di caccia pesca e giardinaggio, in autarchia e prosperità, indifferente alla catastrofe universale. Un gruppo di strampalati personaggi paasilinniani tanto geniali quanto testardi, che naviga in mezzo ai marosi di un pianeta che va in malora con l’incoscienza di un’Utopia senza tempo. Paasilinna immagina un passato e un futuro nemmeno così lontani, contemplando la vanità delle ideologie e del consumismo, e le farneticazioni della nostra civiltà inutilmente complicata. E se l’Apocalisse deve venire, che venga pure. Paasilinna non è certo il tipo da farsene un problema.

  • Il figlio del dio del tuono di: Paasilinna Arto

    Rattristati e preoccupati per il malvagio comportamento degli uomini, gli dèi dell’Olimpo nordico si riuniscono per decidere la loro ultima possibilità di salvezza. L’unica soluzione che si prospetta loro è che il figlio del dio del tuono s’incarni e scenda sulla Terra a far tornare la vera religione nordica, cioè il culto di Thor e Odino. Il giovane dio arriva con un fulmine sul pianeta e si mette di buona lena a compiere la sua missione. Le avventure del nuovo “messia” e della straordinaria banda di deliziosi personaggi che sono al suo seguito sono naturalmente all’insegna della comicità, con un finale a sorpresa.

  • Il segreto di Inga di: Larsson Bjorn

    Thriller tra mare e terra, “Il segreto di inga” ha il tipico avvio da romanzo d’avventura: in una notte tempestosa, una donna, aggrappata alla base di un faro per non essere travolta dalle onde che sferzano il molo, lancia per tre volte un grido nelle tenebre. La donna è Inga Andersson, ricercatrice di criminologia la cui esistenza solitaria nasconde un segreto. Ed è questo segreto che la porterà, un po’ per caso e un po’ per necessità, a restare impigliata nella macchina inesorabile della più potente agenzia di spionaggio del mondo, la NSA, e di Echelon, il temutissimo “orecchio” per l’ascolto globale.

  • L’arte di collezionare mosche di: Sjoberg Fredrik

    “Nessuna persona sensata si interessa alle mosche”, e soprattutto non le ragazze. Ma sono questi screditati insetti ad aver cambiato la vita di Fredrik Sjöberg, o meglio, la curiosa famiglia dei sirfidi, che abbondano nell’idilliaca isoletta svedese dove si è trasferito. Sono loro il suo ironico punto di partenza per osservare la vita da un’altra ottica. La lentezza; la poesia dell’attesa; il collezionismo come bisogno di controllare il caos dell’esistenza; gli altri grandi irrequieti, Chatwin, Lawrence, Kundera: attraverso divagazioni e aneddoti si resta presi nella rete di un’incantata affabulazione, fino a scoprire che “tutti nell’intimo siamo collezionisti di mosche”. Un romanzo-conversazione in cui all’esperienza dell’autore fa da controcanto l’avventurosa vita di René Malaise, geniale inventore della trappola che ha permesso di scoprire migliaia di nuove specie, l’uomo degli eccessi che diventa per Sjöberg il suo inafferrabile alter ego. Sarà poi così vero, allora, che la felicità è a portata di mano, che l’arte di porsi limiti è forse il suo segreto?

  • Piccoli suicidi tra amici di: Paasilinna Arto

    Un bel mattino Onni Rellonen, piccolo imprenditore in crisi, e il colonnello Hermanni Kemppainen, vedovo inconsolabile, decidono di suicidarsi. Il caso vuole che i due uomini scelgano lo stesso granaio per mettere fine ai loro giorni. Importunati dall’incontro fortuito, rinunciano al comune proposito e si mettono a parlare dei motivi che li hanno spinti alla tragica decisione. Pensano allora di fondare un’associazione dove gli aspiranti suicidi potranno conoscersi e discutere dei loro problemi. Pubblicano un annuncio sul giornale. Il successo non si fa attendere, le adesioni sono più di seicento. Dopo un incontro al ristorante, decidono di noleggiare un autobus e di partire insieme. Inizia così un folle viaggio attraverso la Finlandia…

  • Anime baltiche di: Brokken Jan

    Mark Rothko, Hannah Arendt, Romain Gary, Gidon Kremer. C’è un legame sotterraneo tra alcuni grandi nomi della cultura mondiale: i paesi baltici dove sono nati e la cui anima li ha accompagnati nella fuga oltre confine. È sulle tracce di quest’anima che Jan Brokken attraversa Lettonia, Lituania ed Estonia ricostruendo le vite straordinarie di personaggi celebri e persone comuni, per riscoprire la vitalità di una terra da sempre invasa e contesa, dove la violenza della Storia è stata combattuta con l’arte, la poesia e la musica. Tra i palazzi Jugendstil di Riga e le mura di Tallinn, tra i vicoli ebraici di Vilnius, i castelli della Curlandia e la Königsberg di Kant, oggi Kaliningrad, rivivono i film di Ejzenstejn, che si unì ai bolscevichi contro il padre zarista per ritrovarsi come lui chiuso in un’ossessione di grandezza; le mille vite di Romain Gary, che nella letteratura trovò rifugio dai campi nazisti senza mai riuscire a perdonarsi di essere un sopravvissuto; quella frattura che attraversa tutte le tele di Rothko, strappato dai rossi tramonti della sua Daugavpils; ma anche la Rivoluzione cantata della giovane Loreta contro i carri armati sovietici, o la segreta diaspora dei baroni baltici, tra cui la moglie di Tomasi di Lampedusa, prima psicanalista donna in Italia. Un romanzo per capire il XX secolo, perché “viaggiare, insieme a leggere e ascoltare, è la via più breve per arrivare a se stessi”.

  • Prigionieri del paradiso di: Paasilinna Arto

    Un aereo su cui viaggia una missione dell’ONU è costretto a un ammaraggio di fortuna in un angolo sperduto dell’arcipelago indonesiano. I superstiti – una colorita combriccola di infermiere svedesi, taglialegna e ostetriche finlandesi, medici norvegesi e piloti e hostess inglesi – riescono per miracolo a raggiungere una spiaggia circondata da una giungla impenetrabile. Superato lo sconforto iniziale e pur senza perdere la speranza di un ritorno a casa, la comunità di naufraghi si dedica con crescente allegria all’organizzazione della sopravvivenza sull’isola: anche se il soggiorno sarà provvisorio, perché non allietarlo con quell’indispensabile superfluo che dà sapore alla vita? Un frigorifero ricavato dai giubbotti salvagente, una sauna, un consultorio per la diffusione dei metodi contraccettivi o, perché no, una distilleria clandestina. E se proprio alla fine bisogna salvarsi perché non farlo lanciando un grandioso S.O.S. allo spazio? Un governo democraticamente eletto stabilisce le regole della comunità: ridistrubuzione della ricchezza, assistenza medica gratuita, niente denaro e casa per tutti. Gli abitanti, giorno dopo giorno riescono a creare a un’assurda quanto equa micro-società ideale. Grazie al suo humour irriverente e ai suoi personaggi ribelli, Paasilinna rivisita il topos letterario dell’isola deserta e sembra dire, tra le righe, che i nordici anche messi su un’isola sperduta finiscono comunque per costruire una società giusta e comunitaria.